[Il metodo Kominsky]

La Rubrica di Michela
Ieri, mentre dall’altra stanza provenivano le urla tipiche di quando c’è una partita (cioè sempre), io guardavo la prima puntata della seconda stagione de “Il metodo Kominsky”, una serie di Netflix ottimamente intepretata da Michael Douglas.
 
Lui è un ex attore che, ora, insegna recitazione a un gruppo di aspiranti attori.
 
Mentre va al lavoro, vede che una sua studentessa esce da un furgone.
 
“Scusa, ma vivi qui?”
“Eh, sì professore”
“Ma non sarebbe meglio vivere in un appartamento?”
“Sì, magari, ma costa troppo e i soldi mi servono per pagarmi le sue lezioni”…
 
Douglas resta colpito da quella scena, che gli causa una crisi di coscienza: “ci sono persone che vivono in un furgone per pagarsi le mie lezioni, nella speranza di diventare attori. Ma solo una piccola parte di loro ce la farà”.
 
Così, al termine della lezione, fa un monologo importante in cui spiega ai suoi studenti che non devono illudersi: pochi di loro ce la faranno, il mondo della recitazione è complesso, competitivo, difficile. Dovete riflettere, gli dice, perché forse non è il caso che continuiate a pagare me anziché vivere le vostre vite…
 
Ma, con immensa sorpresa, uno alla volta i suoi studenti gli dicono di essere determinati a farcela, di essere sicuri di farcela, ciascuno per un motivo diverso.
 
Ecco, diciamo che mi sono sentita molto toccata da questo episodio della serie.
 
Quando leggo di persone che partono dalla Sardegna, dalla Sicilia, addirittura dalla Germania per partecipare a un mio corso, io sento un’enorme responsabilità. Ho paura di non poter aiutare tutti.
Avere successo in un settore competitivo come quello del beauty è difficile quanto fare l’attore a Los Angeles.
 
Però io sono serena, perché non illudo nessuno. Non mi travesto. Non faccio false promesse del tipo: “1 milione di clienti per tutti”, come fanno altri …
Non parlo delle cose più semplici, solo perché so che fanno dire “wow!” ai corsisti, salvo poi scoprire che è tutto un trucco…
 
Sono a posto con la coscienza.
 
Eppure, ho sempre il timore di illudere le persone. Mi sento sempre un po’ come Michael Douglas al cospetto dei suoi studenti.
 
Ecco, diciamo che vorrei che, dopo ogni corso, anche voi dimostriate di avere capito il senso del lavoro che dobbiamo fare assieme…
 
Perché non basta crederci, non basta prendere un aereo, non basta partecipare ai corsi per poi avere successo.
 
Qualcuno ve lo doveva dire…
 
Buona giornata
 
MIchela Ferracuti
 
PS. Capito perché non potrò mai riempire i palazzetti ma limitarmi a riempire una sala da 100 persone?

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